PRESENTAZIONE

 

 Il nostro paese occupa un posto di rilievo nella storia dell'arte, perché custodisce  gelosamente la più antica testimonianza cristiana dell'Irpinia e della Campania: il complesso catacombale e la basilica dell' Annunziata. Il santuario èstato sempre meta non solo di fedeli ma anche di studiosi e di turisti attratti dal patrimonio storico, artistico e archeologico.

 E nei pressi della Basilica si svolge un evento di particolare rilievo per tutti i Pratesi, pregnante di fede e di devozione: i solenni festeggiamenti nella domenica in Albis, dedicati alla Vergine, nel cui ambito si effettua il tradizionale volo degli Angeli, una sacra rappresentazione che richiama ogni anno migliaia di pellegrinaggi non solo dalla terra irpina, ma anche da altre località italiane ed estere.  La festa è particolarmente cara al cuore dei Pratesi che, pur da lontano, contribuiscono alla sua buona riuscita e con nostalgia ricordano l'avvenimento.  Una tradizione millenaria in cui i Pratesi, condividendo comuni radici, ritrovano il senso di identità e di appartenenza alla stessa comunità, superando divisioni e lacerazioni.                              

 E’ importante conservare e preservare questa tradizione dall’usura del tempo per poter tramandare alle future generazioni il nostro patrimonio ricco di storia, di arte, di cultura e di fede.

 Ecco il motivo che mi ha spinto a creare questo link (“Maria Santissima Annunziata” http://www.luigidonofrio.com/maria-santissima-annunziata/), in cui raccogliere, anche con il contributo di tutti i Pratesi residenti in Italia e all'estero, testimonianze, documenti, foto, video, aneddoti, leggende, racconti, scritti, poesie, riflessioni che ruotano attorno al tema: la festa dell' Annunziata, il complesso catacombale, l'Arcibasilica di Prata di Principato Ultra. Nel libro degli ospiti è possibbile lasciare vostro materiale.

 A tutti voi con rinnovata stima ed affetto, un augurio di una buona visione.

 

Luigi D’Onofrio

 

DOCUMENTI

 

BASILICA dell'ANNUNZIATA.

 

Prata di Principato Ultra occupa un posto nella storia dell'arte perché nel suo territorio, a qualche chilometro dall'abitato, si trova l'antica Basilica dell'Annunziata.

Essa si manifesta così monumentale da costituire un vanto per l'Irpinia.

Il Monumento sorge a ridosso di una collina tufacea ed in località che doveva contenere un cimitero pagano, come ci rivelano parecchie tombe venute alla luce e poi distrutte, ed alcuni sarcofaghi di pietra, dal coperchio a tetto spiovente, con due frontoni e con acroteri agli spigoli, le cui iscrizioni non portano simboli cristiani.

Operando dei lavori di sbancamento da parte di privati, nei campi attigui alla basilica sono venute alla luce delle tombe, per cui la Sovrainten­denza ai monumenti della Campania, ha diffidato i proprietari a non effettuare ulteriori scavi nella zona di rispetto e nella zona archeologica adiacente alla basilica.

Purtroppo, l'opera dell'uomo ha trasformato il paesaggio primitivo che esercitava un fascino di mistero. Una piccola valle raccolta, chiusa di collinette tufacee cinge tutt'intorno il Santuario e il verde della primavera rende il luogo suggestivo.

Alberi di pini nel piazzale antistante offrono al visitatore un'om­bra che insieme a quella proiettata dagli alberi delle colline tufacee, lascia avvertire qualche cosa di misterioso, ieratico. Un ruscelletto a poca distan­za, con lieve mormorio scorre nella valle.

Recentemente i Missionari della Redenzione di Visciano, hanno costruito un grande edificio, che sinceramente distrugge gran parte della suggestività della zona.

La chiesetta si erge maestosa nella sua architettura di carattere rustico; la facciata è stata costruita soltanto poco più di 60 anni fa, di nessuno interesse artistico, essa conserva tuttavia ai lati due colonne frammentarie antiche con capitelli corinzi.

Il piazzale antistante ha una grande importanza archeologica, infatti in occasione dello scavo effettuato nel 1951- 55, ad opera della Sovrainten­denza, nel piazzale, vennero alla luce le fondazioni e la parte inferiore di due chiese, che certamente si sviluppavano nell'area del prolungamento moder­no della basilica, addossate al banco tufaceo che lì arrivava.

Di esse la più recente e più grande aveva racchiuso nel suo perimetro l'area di quella precedente, forse demolita per consentire la costruzione della seconda e più ampia o forse crollata per uno dei tanti terremoti succedutisi nella zona. Sta di fatto che la struttura muraria dell'una e dell'altra, ad opus incertum, è molto simile a quella degli edifici beneven­tani di età longobarda anteriore all'VIlI secolo. E' evidente perciò che si trattò di due Chiese cimiteriali, come le tonte terragne in esse rinvenute dimostrano, succedutesi l'una all'altra a non grande intervallo di tempo, come centro del complesso catacombale.

Per conseguenza sembra logico pelate che la basilica sorse al posto della chiesa quando questa crollò per un movimento tellurico, in quanto non pare plausibile che essa sia stata costruita quando era ancora in piedi l'altra. Tanto più che, a parte la brevissima distanza tra loro, la basilica venne realizzata in un vano in parte preesistente nella roccia tufacea, per assolvere in condizioni di sicurezza e certamente  coni maggiore aderenza la funzione di oratorio centrale delle catacombe.

Non per motivi sismici, invece, essa finì allo scoperto e dovette essere rivestita in gran parte di muratura. Ciò avvenne per la rimozione delle pareti tufacee  in tempi molto lontani, come dimostra il carattere  della muratura stessa, tra la quale evidenti   sono le lingue di roccia superstite, muratura amorfa, affine  a quella della  parte anteriore aggiunta nel Settecento e dell'altra soprastante, oggi cancellata solo nella facciata principale.

Il materiale usato per la costruzione della basilica è di diversa natura, rinvenuto nelle adiacenze; questo testimonia l’esistenza di una vita feconda non lontano da questi luoghi.

 

 

 

CENNI STORICI

 

Un accurato esame della Basilica di Prata fa supporre che la costru­zione abbia attraversato tre distinti periodi storici e che ci troviamo di fronte ad una basilica frammentaria.

 

1) Il primo periodo è quello delle persecuzioni (fino al IV sec.).

 

L'antico Cimitero pagano e le cave annesse, saranno servite ai primi cristiani per luogo di rifugio, di preghiera e per cimitero. In questo tempo saranno state scavate nel tufo le cripte ed i nicchiorii ai quali si doveva accedere mediante un  cunicolo laterale ben nascosto ed ora reso impraticabile dalle  frane. A questo periodo ed anche al successivo si debbono assegnare le arche di terracotta delle quali una sola è pervenuta per intero, però senza coperchio. E' certo che Prata divenne cristiana in epoca assai remota.

Simon Pietro, Primo Pontefice della Chiesa cristiana nominò il primo episcopus proprio nella vicina città di Benevento.

Anche se alcuni smentiscono questa tradizione, resta il fatto inequivocabile che le Catacombe attigue alla Basilica, risalgono al il secolo.

L'esistenza di questa antichissima catacomba nel territorio abellina­te, a una grande distanza dal confine con Benevento, rende verosimile, secondo lo Scandone, la diffusione della nuova dottrina da Benevento in Abellinum.

Negli “' Atti di S.Ippolisto si trova accennata chiaramente la catacomba di Prata  o un altro luogo simile, quando si parla di un secreto  recesso in cui una volta quel Santo sacerdote perseguitato, per trovare scampo, si ritirò a celebrare di nascosto i divini misteri e a battezzare i catecumeni, da lui convertiti ed istruiti.

Il Taglialatela riferiva la Basilica di Prata ad Avellino.

Lo studioso era giunto a questa conclusione, avendo considerato il sito dell'antico Abellinum; difatti i confini di questa città si estendevano in direzione di Prata. Inoltre, considerando che i cimiteri romani erano situati abbastanza lontano dalla città, lo studioso, assegnava l'insigne monumento di Prata ad Avellino. Quindi la necropoli avellinese si era estesa fino alta e la Basilica cimiteriale, sorta su un tempio pagano dedicato a Marte, come appare da una iscrizione, fu usata dai cristiani per il culto del loro Dio.

La Basilica con la catacomba messa è il più antico monumento cristiano di Avellino e, precisamente del tempo in cui i seguaci di Cristo, dichiarati dal governo imperiale nemici della Patria e dell'umana società erano cercati e perseguitati a morte.

Da indizi si riconosce il luogo dov'era la cattedra del Vescovo. Infatti in fondo all'abside si apre una nicchia che doveva contenere tale seggio.

Il muro porta delle rattoppature dei fori nei quali erano infissi gli appoggi del seggio. In sostegno dell'opinione errata che la Chiesa di Prata, che era unita con un adito murato alla catacomba, fosse stata la sede degli antichi vescovi di AbeIIinum, sta il fatto che la Basilica fu "mensa" del Vescovo di Avellino, che la godeva con il titolo di abate.

Questo fece supporre che la Basilica fosse una delle prime sedi dei Vescovi di Avellino.

 

2) Secondo periodo (IV-VI secolo).

 

Periodo Cristiano orientaIe.

 

Questo periodo precede l'arte bizantina ed ha conservato la ricchezza e l'armonia dell'arte romana pur sotto l'influenza orientale.

Cessate le persecuzioni, la Chiesa esce dalle catacombe.

Le cripte vennero alla luce mercè l’abbattimento delle pareti tufacee esterne e si costruì una Basilica, con aula basilicale ad unica navata, utilizzando i materiali di edifici pagani, per l'appunto detta « frammentaria».

Possiamo, perciò dire che lo spazio perla sua costruzione, fu ricavato ampliando il vano di alcuni cubicoli e abbattendo qualche ambulacro in quella parte della catacomba che precede una vasta cripta ed è meno infossata nel terreno, di più recente scavo e meglio esposta verso oriente.

il lato destro dell'aula, quasi nella sua interezza e una piccola parte del lato sinistro, furono ottenuti utilizzando quasi fino al principio della volta, la compatta parete di tufo.

La facciata, il fianco sinistro, i robusti ingressi e le volte furono costruiti in muratura.

Di questa primitiva basilica restano alcune colonne e tre capitelli comizi romaneggianti, con le foglie di acanto poco modellate e con le modanature rattrappite.

Restano ancora delle colonnine in terracotta baccellate a spira, che oggi ornano gli archetti dell'abside ed alcuni tratti di affreschi nascosti sotto un nuovo strato di stucco che riporta affreschi più recenti.

Scandone ammetteva che la costruzione o riparazione della Basilica, nella sua forma attuale, dopo aver subito un primo probabile rifacimento ad opera del Vescovo S.Sabino, risalisse all'epoca che prece­dette la conquista longobarda. Essendo  i longobardi notoriamente nemici e persecutori dei cattolici, lo storico assegnava la costruzione all'ultimo quarto deI secolo VI e precisamente agli ultimi anni dell'esarcato di Narsete.

 

 

3) Terzo periodo detto Bizantino (sec. VI-IX).

 

L'arte orientale proveniente da Bisanzio, salvò l'eredità artistica del mondo antico, la serbò e la svolse durante i secoli in cui l'occidente era agitato. il lungo dominio greco nell'Italia meridionale, i numerosi monasteri, produssero una fioritura artistica con carattere bizantino: arte popolare di mediocre valore estetico, senza impronta personale e sottoposta a regole fisse, tradizionali.

La Basilica di Prata dovette essere ampliata e decorata con affreschi in gran parte distrutti.

A questo periodo appartiene la Vergine Orante ed anche il capitello bizantino degenerato dal corinzio, non modellato, ma frastagliato con effetto di ricami, anzi di involucri a traforo che avvolge il nucleo.

LE CATACOMBE

 

Attigua alla Basilica, sul lato sinistro, troviamo la Catacomba. Essa rappresenta un considerevole avanzo, ma doveva essere molto più vasta se si pensa alle molte grotte sparse per le adiacenze.

E' scavata tutta nel vivo del calcare tufaceo ed ha caratteri che si  differenziano da quelli riscontrati nelle catacombe di Roma per l'ampiezza e la disposizione degli ambienti; tali caratteri la fanno paragonare piuttosto a quella di S Gennaro dei Poveri a Napoli e a quella di Siponto.

La Catacomba si apre a foggia di una grande sala circolare con dieci arcosolì, cinque per lato, ridotti purtroppo in cattivo stato, cosicché non si possono vedere né loculi né pitture.

La Catacomba probabilmente adibita in primo tempo a solo cimitero, in seguito servì come luogo più appartato ai seguaci della nuova Fede, per compiervi le Sacre Funzioni, prima che l'editto di Milano del 313, col quale l'imperatore Costantino concedeva lìbertà al culto cristiano, avesse indotto i fedeli alla costruzione della piccola Basilica.

Gli affreschi, secondo alcuni non rivelano un’età  posteriore al terzo secolo. Si sa che nell'iconografia paleocristiana erano rarissime le rappresentazioni della Passione e della Trinità, erano in uso le scene del Vecchio e Nuovo Testamento.

Sebbene la scena dell'Annunciazione affrescata, abbia caratteri più recenti' essi risalgono a quel periodo, in cui, pur avendo i fedeli ottenuta libertà di azione, continuarono a compiere i sacri riti nel luogo che era servito per sottrarsi alle precedenti persecuzioni e per rimanere presso le tombe dei propri cari, finché non si fosse reso possibile, per disponibilità di mezzi o per autorizzazione delle autorità ecclesiastiche, la costruzione di chiese all'aperto.

In questo periodo appunto, che si può definire, di transizione, si riscontra nelle catacombe paleocristiane una più fastosa decorazione e vi si trova nella disposizione iconografica, la prima traccia della Basilica Cristiana.

Nel fondo della grande sala, s'apre un ingresso che mette ad un'altra meno vasta; la cella o edicola interna ha due arcosoli cioè,    chiuse da mense e sormontate da una nicchia arcuata.  Nella profondità della cella circolare vi si  osservano degli ornati di scanalature; nel mezzo vi è una grande ara in laterizio anche con tracce indecifrabili di pitture. E' sormontata da una rozza croce di legno che ricorda alla memoria dei vivi, il sacrificio di coloro che vissero una intensa vita di fede ed ebbero più esatta la visione di Dio.

Chi s'inoltra nell'ampia cripta avverte un senso di sacro sbigottimento e di rispetto; si teme di turbare, anche solo col respiro, la raccolta quiete, la chiara semplicità delle cose umili e pure.

Nella oscurità degli ambienti, si ha la sensazione di vedere un vagolare di lievi ombre e, mentre il mondo è dimenticato, sembra avvertire un mormorio di voci in preghiera.

La Catacomba è poi sormontata da un'ampia conca, incavata nella collina tufacea, denominata localmente « Grotta dell'Angelo » che offre uno spettacolo bellissimo ammantata com'è da spesse cortine di edera e da rigogliosa vegetazione. Qui si notano pitture, anche se deperite e rovinate dal tempo. Sull'ingresso ad una piccola grotta e precisamente sull'intonaco che sostiene l'entrata, sono raffigurati: il Cristo Giudice, dai capelli  rossicci, col volto atteggiato a tristezza e l'Angelo dalle grandi ali spiegate, con la spada in pugno.

 

 

LA BASILICA DELL'ANNUNZIATA

 

 

La Basilica sorge a sinistra della cripta ed è di grande interesse per la struttura architettonica e decorativa dell'abside e per l'ornamento pittorico. Entrando vi si trova tutta la fragranza e la dolce sentimentalità del primitivo misticismo cristiano.

La facciata è modesta nella sua architettura di carattere rustico, in tufo locale; è di recente costruzione, circa quarant'anni fa; antico però è il basamento dove essa sorge.

Notevoli sono poi le colonne laterali all'ingresso, formate da rocchi frammentari di granito nella parte inferiore, di marmo bianco baccellato nella parte superiore.

Fiancheggiano i primi, altri due tronchi di granito sormontati da capitelli di

diametro non corrispondente a quello del sommoscapo dei tronchi e formano altre due colonne.

Esse facevano parte della primitiva Basilica e furono collocate nell'attuale disposizione quando questa fu ampliata con una cappella trasversa, ove su un'altare di marmo, è posta la statua lignea della Vergine Annunziata

A sinistra, dove si apre l'ingresso al giardino che conduce alla catacomba, ~ apposta una lapide che ricorda la visita dell'erede al trono d'Italia, Umberto di Savoia che nel 1932 onorò di una sua visita la monumentale Basilica.

La Basilica è costituita da una parte nuova e da una antica.

La nuova Basilica e stata costruita verso il settecento, un'architettura amorfa, di non grande interesse artistico, anche se restaurata e decorata di recente. Un gradino la divide da quella antica.

Sulla volta che separa la vecchia dalla nuova, sono effigiati da ambedue i lati due stemmi: quello a sinistra ricorda che sotto il pontificato del Papa Pio IX, nel 1874, la Basilica fu riconosciuta «Arcibalistica» e furono annessa ad essa i privilegi della Basilica Lateranense.

L'ltro stemma ricorda la benedizione del Vescovo e  l'ann del restauro.

 

La Basilica antica

 

Alcuni studiosi e critici ritengono che la basilica sorse al posto di un'altra chiesa quando questa crollò per un movimento tellurico, in quanto « non pare plausibile che essa sia stata costruita allorchè era ancora in piedi l'altra. Tanto più che, a parte la brevissima distanza tra loro, la basilica venne realizzata in un vano in parte preesistente nella roccia, per assolvere in condizioni di sicurezza c certamente con maggiore aderenza la funzione di oratorio centrale delle catacombe ».

Non per motivi sismici, invece, essa finì allo scoperto e dovette essere rivestita in gran parte in muratura. Ciò avvenne per la rimozione delle pareti  tufacee esterne in  tempi non molto lontani. come dimostra il carattere  della muratura stessa, tra le quali sono evidenti le lingue di roccia superstite.

Dopo l'ultimo restauro, si ha la certezza che la struttura interna della Basilica è integra.

Liberata infatti l'aula dagli intonaci e dagli stucchi che la facevano ritenere coeva alla parte settecentesca aggiunta, essa è apparsa contemporanea alla zona absidale nota, con la quale costituisce un organismo unitario. Dall'impianto semplice, questa sorta di navata unica con volta a botte ribassata, ripartita da tre grandi archi impostati su pilastri massicci aggettanti dalle pareti, dei quali i primi due poggiano su mensoloni alti, per dar posto a destra, ad una porta, richiama una severità non comune, dando maggiore risalto all'originale presbiterio.

Delimitato da un trifurium custodito da un'ampia arcata centrale su colonne antiche e capitelli ionici e da due irregolari arcatelle minori di accesso al deambulatorio scavato, ad una quota più alta, nel tufo, esso ha nel mezzo un abside che si volge con pianta a mezzo ellissi.

In fondo a questa un nicchione pure con volta a semicerchio e sopraelevato rispetto al sedile in muratura per i sacerdoti che corre lungo la prima' evidentemente per accogliere la cattedra del Vescovo, interrompe la serie di archetti che partendo da due cippi si svolgono su colonnine tortile di terracotta impostate su un alto stilobate e, mettendo il vano absidato in comunicazione con il deambulatorio stesso, rendono certamente singolare il complesso.

il presbiterio risulta asimmetrico rispetto alla navata.

Questo, secondo alcuni per un «virtuosismo costruttivo», per poter ottenere nell'interno maggiore quantità di luce possibile, che filtrando dalla finestra di sinistra mettesse in risalto la mossa zona terminale (Lepore); secondo altri (Rotili), il lieve spostamento fu determinato da motivi, pratici, dalla tecnica della costruzione in uno spazio chiuso, così come tanto la finestra a sinistra dell'abside, quanto le altre quattro, due per lato tra pilastro e pilastro, furono aperte allorchè venne mossa la massa tufacea esterna.

L'assenza dell'arco di scarico e il taglio nella muratura che riveste la roccia dimostrano che esse sono di rottura.

L'arco di scarico. compare invece nell'architrave della porta tompagnata a destra, subito dopo l'ingresso, e su quelle delle porte che ancora si aprono dopo il terzo pilastro nelle due pareti.

Quella di siinistra immette in un cubiculo, l'altra in un cunicolo, confermando così, insieme al vasto antro dietro l'abside, che la basilica, completamente sotterranea  e suggestivamente illuminata dalle lucerne, cui erano destinate le due piccole nicchie disposte l'una di fronte all'altra sulle pareti presso l'ingresso, fu l'oratorio e l'atrio delle catacombe.

Néli1in:icme vi si trova di fronte ad un complesso architettonico, armonico, serrato, pieno di vita.

I contrafforti mediani, si uniscono al principio delle volte e racchiu­dono due grandi nicchie ad arco, affrescate da un ignoto pittore del sec. XVII.

Sono raffigurate figure di santi, tozze, dall'espressione volgare, ma non prive di sforzato movimento.

Alla sinistra è affrescato S. Giovanni e S. Nicola alla destra troviamo un S. Antonio col Bambino. Qua e là per le crepolature dell'intonaco si rivelano un tempo affreschi più antichi.

L'aula basilicale presenta le seguenti dimensioni: lunghezza m. 13; altezza fino al sommo delle volte m. 6,80, le pareti hanno lo spessore di cm. 75 e presentano parametri in opera mista composta da un filare di tufo, ogni tre filari di sottili mattoni rettangolari e da spessi strati di malta; essi rivelano modi di costruzione del secolo IV.

L'abside è largo m. 2,80, lungo 3; alto fino all'impostatura dell'arco m. 4; la corda dell'arco misura m. 4.

La Basilica, nell'aspetto appare un lavoro di getto, poco curato nei particolari e costruito quasi per intero con l'impiego di frammenti di antichità romana Ma in così piccolo spazio, si trova una varietà di motivi, un movimento di masse e il tutto rivela una grande genialità inventiva.

Gli artisti, nel loro lavoro, sono stati guidati e animati da una immaginazione feconda, da uno spirito decorativo raffinato e alla freschezza dell'ispirazione aggiungono una notevole perizia costruttiva, soprattutto per certi accorgimenti statici di grande effetto.

La conca dell'abside sembra reggersi come miracolosamente, tanto appaiono fragili, esili le colonnine che la sorreggono e  più  esili  quasi incorporee le rendono le spire che si attorcigliano intorno (Lepore).

Circa la datazione di questa basilica, non troviamo l'intesa tra i critici e studiosi. Alcuni la ritengono del IV secolo, altri insistono nel datarla al VI e VII secolo.

La critica e l'approfondimento da parte degli esperti e studiosi ci darà, certamente non a lungo, dei risultati più esatti.

Noi vogliamo soltanto sperare che, riprendendo gli scavi nella piazza antistante e nelle grotte, numerose della zona, si possa avere una maggiore luce su questo grande monumento cristiano dell'Italia Meridionale.

TRADIZIONE FOLKLORISTICA ANNESSA ALLA BASILICA

 

Abbiamo parlato precedentemente della Statua lignea posta sudi un altare nella cappella trasversa con la quale la basilica si amplia.

L'immagine ricalca, nella sua massima purezza e semplicità, la scena affrescata nella catacomba. L'Angelo con la destra benedice e nella sinistra reca un giglio, simbolo di purezza; è ripreso in ginocchio, con le ali spiegate.

Maria vestita di umiltà, genuflessa, con le mani giunte, è nell'atto di rispondere rasserenata: < Ecce ancilla Domini...>.

Sovrasta nel mezzo le figure, una colomba raffigurante lo Spirito Santo. il composto ritmo e i raccolti gesti delle figure, significano profon­damente il mistero gaudioso. Non si sa con precisione a che epoca risalga la statua, ma i caratteri la rivelano recente.

il fatto che è stata riprodotta dalla scena antica della catacomba, attesta una devozione per questa immagine che iniziata forse nei primi secoli del cristianesimo, non ha avuto interruzione e sussiste  ancora oggi.

Nell'antica leggenda de « I vespri di Prata > del 1435, si legge, a proposito dell'insurrezione dei pratesi contro i perfidi signori Sanframondi, dell'antica tradizione rnariana.  Infatti, vi si dice:

Volgeva l'anno  1435 e nell'ottava di Pasqua il popolo  intorno al Vescovo nella vetusta  basilica adiacente  alla cotacomba che seppe l'ardo­re dei primi fedeli di Cristo in terra d'Irpinia...

< … Dal seggio episcopale il Vescovo intonava le sacre preci e il popolo devoto rispondeva….

...All'ottava di Pasqua, il popolo si raccoglie devoto intorno all'Abate­ Vescovo, nel rito che da oltre i millenni, nella piccola vetusta basilica, presso le catacombe dei primi fedeli  di Cristo... commuovano ancora le genti che obbediscono alla legge di sempre che è quella di Dio »

(Castagnetti).

Questa millenaria devozione verso la Vergine Annunziata, come appare da questa citazione, è legata strettamente ai primi cristiani.

Sono cambiate le istituzioni, i costumi, il modo di pensare, si è indebolita la fede, ma mai è cessata la devozione non soltanto dei Pratesi vicino o lontani, ma anche degli abitanti dei paesi limitrofi.

Difatti, ancora oggi, la Domenica in Albis, ricorrono i solenni festeggiamenti in onore della Vergine.

Significativa, in questa festività, è una Sacra rappresentazione che richiama, come per un miracolo, migliaia e migliaia di persone provenienti da ogni dove. Essa risale probabilmente al Medioevo, al tempo della fioritura del misticismo, quando si sentì il bisogno di rappresentare in plastico i sacri misteri.

Sappiamo che una viva fede animava le sacre rappresentazioni semplici e spontanee e amabilmente candide. Essa nasce spontaneamente dal popolo, dall'abbandono della libera immaginazione e del sentimento.

Due fanciulle, vestite da « angeli » e sospese in alto ad una corda, come per miracolo, cantano il saluto dell'AVE,  accompagnate da un melodico ritmo. La folla numerosa assiste in silenzio, come ad un celestiale evento, stretta commossa attorno alla statua, mentre qua e là per le circostanti colline, gruppi di persone ascoltano le sacre parole.

Terminato il canto degli « angeli » annunciatori, una lunghissima processione, si muove lentamente, tracciando con la luce delle candele, una scia luminosa. il luccichio che si intensifica nell'ombra della sera' suscita un mistico sentimento.

Dopo aver percorso le vie del Paese, il corteo osannante si ferma, il sabato, nella chiesa, parrocchiale, da dove, l'indomani, Domenica in Albis, ricomponendosi ritorna alla Basilica, dove, nella piazza antistante, si ripete la sacra rappresentazione.

Questa tradizione, lungi dal deviare la visione esatta della vita cristiana, rende l'uomo più buono, più semplice, più vicino alla Madre di Dio.

Basilica Paleocristiana dell'Annunziata

a cura del geom. Giuseppe CIAMILLO

L'antica fabbrica e l'annesso complesso catacombale, si trova a circa due chilometri dal centro abitato, ubicata a ridosso di un costone tufaceo. Fino a non molti anni fa la Basilica veniva considerata di epoca paleocristiana e la datazione al V sec. d.C. del Lavagnino fu riportata al VI sec. d.C. dal Venditti (1967), Scandone (1947), Benedetto Croce (1893) e prima ancora dal Taglialatela (1878), che fu il primo a compiere una trattazione completa perché, sia per ampiezza che per tecnica di scavo, gli ricordavano quelle di San Gennaro extra Moenia di Napoli, risalenti al I e III sec. d.C. Negli ultimi decenni altri studiosi l'hanno giudicata di epoca longobarda, datandola tra il VII ed il X sec. d.C., primo fra tutti il Berteaux, seguito da Belting (1968) e Rotili (1971). Il Taglialatela pensava che le catacombe di Prata fossero quelle dell'antica Abellinum. Secondo Berteaux, che eseguì un attento studio sui capitelli delle colonne tortili del "triforium" la Basilica era sicuramente di età longobarda. Pochi anni dopo, il Rivoira arrivò alle stesse conclusioni facendo un confronto con la cripta di San Wiperto presso Quedlinburg. Nel 1920 Elena Romano convalidò questa tesi, avvallata più tardi dal Toesca, aggiungendovi nuovi motivi quali: l'esistenza di un'unica abside, l'assenza del transetto e la struttura delle coperture. Nel 1931 Gino Chierici si occupò del primo restauro, al termine del quale, nel fare il punto dell'architettura campana del periodo longobardo, ne escluse questa Basilica, riportando nuovamente la datazione all'epoca paleocristiana. Questo primo intervento di restauro si occupò sia del consolidamento dell'abside, che dell'eliminazione delle sovrastrutture settecentesche le quali con ben quattro strati di intonaco celavano i muri originari. L'aula fu lasciata intatta, quattro arcatelle del triforium, chiuse in passato per ragioni statiche, vennero riaperte, due colonnine furono messe al posto dei pilastrini in muratura e l'altare barocco fu sostituito con una semplice mensa di tufo. Valorizzata così la parte originaria della Basilica, il Chierici, poté portare avanti la sua tesi. A questa si rifece anche uno studioso locale, il Lepore, che portò la datazione della Basilica all'ultimo quarto del VI secolo motivando il tutto dal fatto che la struttura dell'aula era a navata unica. Per il Lepore ciò poteva evincersi non solo dall'esame dei valori intrinsechi del monumento, ma anche dalle condizioni politiche e sociali della regione. Le cose cambiarono dopo il restauro del 1951-55 inseguito al quale, il Chierici ebbe un ripensamento e ricollocò la Basilica di Prata nel filone dell'architettura meridionale di età longobarda. Anche alla luce del nuovo restauro, e non tenendo conto di tutte le argomentazioni, il Venditti ne ribadì l'origine paleocristiana, infatti, secondo lui, grevi pilastri in aggetto sulle pareti e legati da archi trasversali ripartendo in tre zone il semplice schema spaziale, introducono un principio di ritmo che sostituisce, con soluzione più povera ed elementare, la teoria di archi a colonne, tipica delle coeve a tre navi. Durante questo restauro vennero alla luce, nel piazzale antistante l'odierno ingresso, le fondazioni e la parte inferiore di due chiese. Di esse la più recente e più grande aveva racchiuso nel suo perimetro l'area di quella precedente. Entrambe le due strutture erano ad "opus incertum", sembra, quindi, logico pensare che la Basilica odierna sia sorta sulle rovine delle precedenti. Durante questi scavi venne alla luce una moneta sulla quale vi é coniata l’effigie di Arechi II, Duca di Benevento, con la data: 863 d.C. Il restauro del 1951 rivelò che la struttura interna era ancora integra; infatti, liberata l'aula da tutti gli intonachi e stucchi essa si presentò contemporanea alla zona absidale nota, con la quale costituiva un tutt'uno. L’asimmetria tra l'asse del presbiterio e quello della navata, secondo Rotili, fu dovuto a motivi pratici se è vero che le finestre furono aperte solo in un secondo momento, quando venne rimossa la massa tufacea esterna.

Le finestre appaiono come tagli nella muratura portante in quanto prive di arco di scarico o architrave che viceversa si trova sull'architrave della porta murata a destra, subito dopo l'ingresso, e su quelli delle porte che si aprono nelle due pareti dopo il terzo pilastro. Quella di sinistra immette in un cubicolo, l'altra in un cunicolo, confermando così che insieme all'abside, la Basilica, fu l'oratorio e l'atrio delle catacombe. L'assegnazione sicura della Basilica all'età longobarda viene anche dall'analisi di altri elementi architettonici strutturali. Il "triforium" costituito da un'ampia arcata centrale su colonne antiche a capitelli ionici e da due irregolari arcatelle minori, immette al deambulatorio, completamente scavato, nella roccia tufacea, ha nel mezzo un'abside a pianta mezza ellisse. In fondo trova posto una nicchia con volta a semicatino sopraelevata rispetto al sedile in muratura che corre tutto intorno.

L'affresco del nicchione "Vergine orante tra due Santi" fu eseguito verso la fine del XI secolo, insieme, probabilmente, all'affresco del catino dell'abside "Salvatore tra Angeli" interamente ridipinto nel 1912. La Basilica porta il titolo Abadiale del Vescovo di Avellino e nell'anno 1876 fu dal Papa PIO IX fatta partecipe dei privilegi e delle grazie annessi alla Basilica di S.Giovanni Laterano in Roma. L'arco dell'abside é impostato su due colonne ioniche di granito alte mt. 4,00, ai lati delle quali si apre, tramite arcatelle minori, l'ambulacro i cui ingressi misurano mt. 1,45 quello destro, mt. 1,20 quello sinistro; entrambi sono alti circa 5,00 metri.

 Questo ambiente é, nella sua larghezza, irregolare, passando da mt. 3,20 a mt. 2,40.

Sul punto medio trova posto un arcosolio e un vano rettangolare chiamato "ossuario". L'abside, che si solleva dalla tribuna con uno scalino ha una larghezza di mt. 2,80; lunghezza mt. 3,00, altezza fino all'imposta dell'arco di mt. 4,00, punta dell'arco o quarta parte del sesto mt. 1,65, corda dell'arco mt. 4,00. Nel fondo dell'abside si apre una nicchia alta mt. 2,50 e lunga mt. 1,60, con volta a semicatino "seggio vescovile". Tutto intorno al perimetro interno dell'abside corre un sedile in pietra, "presbiterium". Ai lati della nicchia dell'abside si aprono sei arcatelle, tre per lato, a sesto quasi acuto, sorrette da altrettanti colonnine tortili in terracotta e da ermette votive. Queste arcatelle aprono l'abside verso l'ambulacro, che gli gira tutto intorno. Delle predette arcatelle manca la prima di sinistra, sostituita da un cippo dove di legge l'epigrafe:

MARTE
Q.CAMVRTI
P.F.D.D.

interpretata da G.Mommsenn come: "MARTEI QUINTUS CAMURTI(US) PUBBLII FILIUS DONUM DEDIT". Infatti secondo il critico la scritta indica un voto fatto a Marte da Quinto Camurzio; e secondo il Taglialatela il cippo doveva trovarsi alla base di un'ara votiva. In accordo con Mommsen é il Prof. Mancini che ritiene il cippo appartenuto ad un'ara arcaica del VI secolo, del tutto simile all'epigrafe sulla lapide terminale arcaica dell'Agro Falerno che dice: "C. PLACENTIOS. HER. F. PLACENTIUS. HER. F. MARTE . SACROM MARTE . DONV . DEDE". La terza colonnina a destra e la prima a sinistra hanno i capitelli abrasi, mentre tutti gli altri sono di carattere ionico con volute a corona d'ariete. La seconda colonnina a destra é stata sostituita con un pilastrino poligonale in mattoni sovrapposti, con in cima un frammento di colonnina. Sotto la calotta dell'abside c'era dipinto il Salvatore tra due angeli di proporzioni poco più del naturale; aveva il nimbo cruciforme in testa, con la destra benedice e con la sinistra tiene aperto un libro dove da tracce di lettere, il Taglialatela decifrò la seguente frase: EGO SUM LUX MUNDI QUI SEQUITUR ME ...; Il dipinto, che Berteaux attribuiva ad un artista locale del XV sec., e, l'Armellini ad un artista del VII-VIII sec., venne sostituito nel 1912 da una banale riproduzione.In migliore stato si trova il dipinto della nicchia che rappresenta la Vergine orante tra santi, di grandezza poco inferiore al normale. La Vergine, con volto ovale e sguardo abbassato, veste una tunica e un pallio rabescato di color rosso, ha corona gigliata e gemmata, i due santi che le sono al lato, sono rivolti verso di lei e rappresentano: a sinistra S.Giovanni (?) con la clamide fermata sulla spalla sinistra da una borchia rotonda, a destra una santa vestita con manto rosso e con leggero velo sul capo, dello stesso colore. Il dipinto venne ripreso durante i restauri del 1931. Sotto questo dipinto ne era un altro, come appariva fino all'epoca del restauro, da una testina a destra che a detta del Chierici e del Rotili doveva essere coeva alla costruzione della Basilica. Sulla parete destra della Basilica é affrescato S.Antonio con il bambino, su quella di sinistra: la crocifissione, S.Giovanni, S.Nicola. Al di sotto della chiesa si trova una cripta, adibita, una volta, a cimitero.

La parte anteriore della Basilica oltre ad essere di recente costruzione (XVI-XVII sec.) é anche di scarso valore storico-artistico. A destra troviamo una cappella che attualmente custodisce la statua lignea del '700 raffigurante l'Angelo nell'atto dell'annunciazione a Maria, a sinistra, un vano immette al piccolo giardino esterno antistante le catacombe. La facciata, ricostruita non più di 50 anni fa, appare modesta, essa realizzata in tufo squadrato non é intonacata. Qui trovano posto due colonne formate da rocchi in granito, nella parte inferiore, e marmo bianco baccellato, nella parte superiore, che hanno capitelli con diametro non corrispondente al sommoscapo dei tronchi corinzio.

A destra della Basilica, preceduta da un piccolo giardino, é la catacomba, detta "Grotta" risalente al II - III sec. d.C.. La "Grotta" si apre a mo' di sala circolare, con dieci arcosoli, cinque per lato, ridotti in cattivo stato, tanto da non poter più scorgere al loro interno né loculi, né pitture. Tracce di quest'ultime si potevano riscontrare nel primo arcosolio a sinistra dell'ingresso. Su un lato della Grotta ci sono due sarcofagi di terra cotta, di uguale dimensione, lunghi mt. 1,85, alti mt. 0,60 e larghi mt. 0,50/0,60 alle due estremità. Uno di essi porta l'epigrafe: IOAS. DOM. che pare potesse leggersi "Ioannes Dominus (o Domnus)", la piccola "s" altro non é che la finale della parola Ioannes e l'asta superiore della "D" é prolungata verso la "s" in modo da sembrarne un punto; l'altro non ha epigrafi. Nel fondo di questa prima grande sala, si apre un ingresso che immette in un'altra, più piccola della prima, quasi come una grande cripta. Lateralmente all'ingresso, sulla parte anteriore, trovano posto due pitture rappresentanti: l'Angelo Gabriele, a sinistra, l'Annunciazione a destra, di epoca tarda, posteriore al mille. L'Angelo Gabriele é in ginocchio, la mano destra in modo di benedizione, la sinistra stringe un giglio ornato da un nastro con su dipinte le lettere: G P D T . Mancando la A, la frase può essere letta nel modo seguente: "Ave Gratia Plena Dominus Tecum"; é da notare che qui la "D" é del tutto simile alla "D" del sarcofago. L'Angelo é vestito con un ricco manto, con bordo gemmato, ha i capelli biondo. Dalla parte opposta si trova la Vergine, in posizione genuflessa, a mani giunte. Nell'intradosso dell'arco che separa i due ambienti, si trovano altri due affreschi rappresentanti S.Pietro e S.Paolo, del primo si vede solo la guancia destra, del secondo la spalla sinistra dove la clamide é appuntata dal solito fermaglio. In ambedue ci sono tracce di lettere, nella prima sembra poter leggere PE... forse Petrus. La "E" é intatta e la sua forma é quella del carattere franco-gallico. La cella interna ha due arcosoli per lato, il fondo é circolare e nel mezzo vi é un'ara con tracce di pittura. Su di un sarcofago in marmo può leggersi: 

T. NONIO. T. F.
PROCVLO
TI, NONII FORT
VNIVS ET. PROC
VLVS FIL. P. P. BM. F.
Questa frase non viene riportata dal Mommsen ma il prof. Mancini legge: "TITO NONIO TITI FILIO PROCULO, TITI DUO NONII FORTUNIUS ET PROCULUS FILII PATRI PIENTISSIMO BENE MERENTI FECERUNT". Sul coperchio le lettere D. M. S.; su un altro coperchio troviamo un'analoga scritta solo che in questo ultimo manca la "S" (Diis Manibus Sacrum).

Un'altra epigrafe si trova su un cippo spezzato:

D. M.
SECVND
NVTRITO INC
OMPARABILI
NA. SEC
B.

e sempre secondo il prof. Mancini: "D.M. SECUNDO NUTRITO INCOMPARABILI NAEVIVS SECUNDINUS BENEMERENTI POSVIT". Da quanto detto sinora, analizzando l'iconografia, possiamo trarre due profili, la parte più antica, la "Grotta", é la vera e propria catacomba dell'epoca paleocristiana (III sec.), l'altra, per caratteri architettonici e costruttivi é la Basilica neocristiana.

E' probabile che la "Grotta", nata come catacomba e quindi come cimitero, fosse stata trasformata in luogo dove compiere le sacre funzioni prima che l'editto di Milano (editto dell'Imperatore Costantino, a.313) liberalizzasse il culto cristiano. Gli arcosoli di questa catacomba hanno gli stessi euritmi delle catacombe napoletane, di quelle romane, di quelle di Siponto(?) e di quelle presso la Basilica dei Martiri di Cimitile, presso Nola. In quest'ultima catacomba troviamo due altarini identici che certamente non servivano per il santo sacrificio, quanto a conservare reliquie e ad appoggiarvici sopra lampade ed oggetti sacri. Al di sopra della catacomba si trova un'ampia conca, incavata nella collina tufacea, chiamata volgarmente "Grotta dell'Angelo". Qui si notano tracce di pittura raffiguranti: il Cristo giudice, con capelli rossicci e volto triste, e un Angelo, con ali spiegate e la spada in mano.

 

 

LA BASILICA DELL'ANNUNZIATA

 

La basilica dell'Annunziata è' uno dei più importanti monumenti dell'Irpinia, testimonianza delle prime comunità cristiane che vi risiedettero. Si presenta con una semplice facciata in mattoni, nella veste assegnatale dal restauro del 1951. Due antiche colonne, con capitelli corinzi, sono ai lati del portale, sopra il quale si trova una trifora inquadrata in un arco. L'interno è un'antica navata voltata a botte; a destra una piccola cappella illuminata da una cupoletta, a sinistra vicino all'ingresso la porta che apre sul complesso catacombale. Questa parte anteriore è ancora nella veste tardobarocca. Il restauro del 1930 ha riportato la parte posteriore scavata nella roccia, al suo originario assetto longobardo, rimuovendo il pesante altare, sostituito con la semplice mensa in tufo sostenuta da un capitello ionico. La parte più interna dell'edificio in gran parte interrato si sviluppa anch'essa su un'unica navata voltata a botte: siamo nella basilica Paleocristiana; il presbiterio è delimitato da un triforicum sorretto da colonne di spoglio con capitelli ionici. Dalle arcate minori si accede al deambulatorio lungo il quale si aprono numerose sepolture inserite entro gli areosoli secondo una consuetudine ebraica, poi ripresa dalle prime comunità cristiane. E' un insieme di grande suggestione. In una nicchia di fondo del catino absidale, un interessante affresco della vergine orante tra santi (VII secolo) mentre la volta del catino anch'essa decorata con affreschi poggia con estrema leggerezza, quasi rimanendo aerea, grazie a sei archetti su colonnine tortili (tre per lato) sulla parte basamentale che funge da sedile. Alle pareti tracce di affreschi di epoca successiva. Sul lato destro della basilica attraverso un piccolo giardino interno ricco di reperti, si raggiungono le catacombe di cui rimangono solo due sale tra loro comunicanti, la cripta principale ove sono visibili entro gli orgosoli bassi e profondi sarcofagi in terracotta e in pietra, tra le due sale una grande ara in laterizio. Di particolare pregio è però la cosiddetta  grotta dell'Angelo, dall'affresco che la decora, posta a quota superiore. Il complesso catacombale insieme con la basilica, fu scavato forse utilizzando le strutture dell'ipogeo gentilizio di una villa romana, ed è stato identificato con la catacomba di Abellinum, centro del cristianesimo primitivo e sede della cattedra vescovile prima che questa si trasferisse nel centro urbano ad Atripalda (catacombe di Sant'Ippolista) e poi, nel IX secolo, nell'attuale sede del duomo di Avellino. Per i suoi caratteri la catacomba è stata paragonata a quella napoletana di San Gennaro. Riferimenti alla chiesa di Santa Sofia a Benevento sono stati spesso fatti per l'aula basilicale.

Tratto dai Temi scolastici della Scuola Media di Florindo D'Onofrio

LA FESTA DELLA S.S. ANNUNZIATA

 

Dinanzi alla bellissima ed antichissima chiesa della S.s. Annunziata c'è un immenso piazzale dove ogni anno, nella settimana successiva a quella pasquale, si svolge la festa dell'Angelo che consiste nel fatto che, due bambine, una vestita di celeste e l'altra di rosa, cantano, sospese in aria e rivolte alla chiesa, dove la Madonna le ascolta dinanzi all'ingresso. Inutile dire che enorme è l'emozione nel vedere quei due "Angioletti" levarsi nel cielo, su migliaia di teste in attesa di un movimento che si ripete da un tempo infinito. Iniziano a cantare accompagnate da quella musica così celestiale che la gente finisce col piangere. E un brivido percorre la schiena nel vedere tutti quegli occhi rivolti solo verso quelle due piccole figure che, finito di cantare, scendono dopo essersi fatto il segno della croce. Finita la processione e la gente, per accogliere la Madonna prega e canta. Le persone nel vedere quella bellissima statua e i due Angeli che portano il cuscino spinti dalla fede, donano quel po’ di soldi che, magari, conservano da tanto tempo per comprarsi qualcosa. In ogni vicolo si fanno esplodere dei bellissimi fuochi d'artificio. La processione della sera finisce, quando giunta nella Chiesa di San Giuseppe, vi si lascia la statua fino al giorno dopo. La domenica, poi, gli Angeli, stando sempre sulla destra e sulla sinistra della statua camminano per raggiungere il rione, nella cui piazzetta, viene celebrata la messa. Di nuovo si torna all'Annunziata, dove rivolti al pubblico, le bambine, risalgono al cielo e ricantano la loro commovente canzone. Diversamente dal sabato, di domenica recitano la preghiera con la quale benedicano tutte le persone, il Comune e i sacerdoti. Alla fine, l'Angelo vestito di celeste mette nella mano della Madonna un fiore: un giglio bianco. Finita la funzione la gente si dirige le molte bancarelle e le giostre che attraggono soprattutto i giovani. Scoccata la mezzanotte, tutti si dirigono nella zona in cui avviene la gara dei fuochi d'artificio, che vede scendere in campo tre "maestri" tra i quali, il giorno dopo sarà scelto quello ritenuto  più bravo. Questa festa dura tre giorni, tre giorni emozionantissimi, che ci fanno rimanere con il fiato in gola, tre giorni divertentissimi, specialmente per i giovani. Insomma: Prata, in questi giorni è un esplosione di vita e di allegria.

Tratto dai Temi scolastici della Scuola Media di Florindo D'Onofrio

CANTO DEGLI ANGELI

Sono cambiate le istituzioni, i costumi, il modo di pensare, si è indebolita la fede, ma mai è cessata la devozione non soltanto dei Pratesi vicino o lontani, ma anche degli abitanti dei paesi limitrofi. Difatti, ancora oggi, la Domenica in Albis, ricorrono i solenni festeggiamenti in onore della Vergine. Significativa, in questa festività, è una Sacra rappresentazione che richiama, come per un miracolo, migliaia e migliaia di persone provenienti da ogni dove. Due fanciulle, vestite da " angeli " e sospese in alto ad una corda, come per miracolo, cantano il saluto dell'AVE, accompagnate da un melodico ritmo. La folla numerosa assiste in silenzio, come ad un celestiale evento, stretta commossa attorno alla statua, mentre qua e là per le circostanti colline, gruppi di persone ascoltano le sacre parole

LA BASILICA DELL'ANNUNZIATA

 

La basilica dell'Annunziata è' uno dei più importanti monumenti dell'Irpinia, testimonianza delle prime comunità cristiane che vi risiedettero. Si presenta con una semplice facciata in mattoni, nella veste assegnatale dal restauro del 1951. Due antiche colonne, con capitelli corinzi, sono ai lati del portale, sopra il quale si trova una trifora inquadrata in un arco. L'interno è un'antica navata voltata a botte; a destra una piccola cappella illuminata da una cupoletta, a sinistra vicino all'ingresso la porta che apre sul complesso catacombale. Questa parte anteriore è ancora nella veste tardobarocca. Il restauro del 1930 ha riportato la parte posteriore scavata nella roccia, al suo originario assetto longobardo, rimuovendo il pesante altare, sostituito con la semplice mensa in tufo sostenuta da un capitello ionico. La parte più interna dell'edificio in gran parte interrato si sviluppa anch'essa su un'unica navata voltata a botte: siamo nella basilica Paleocristiana; il presbiterio è delimitato da un triforicum sorretto da colonne di spoglio con capitelli ionici. Dalle arcate minori si accede al deambulatorio lungo il quale si aprono numerose sepolture inserite entro gli areosoli secondo una consuetudine ebraica, poi ripresa dalle prime comunità cristiane. E' un insieme di grande suggestione. In una nicchia di fondo del catino absidale, un interessante affresco della vergine orante tra santi (VII secolo) mentre la volta del catino anch'essa decorata con affreschi poggia con estrema leggerezza, quasi rimanendo aerea, grazie a sei archetti su colonnine tortili (tre per lato) sulla parte basamentale che funge da sedile. Alle pareti tracce di affreschi di epoca successiva. Sul lato destro della basilica attraverso un piccolo giardino interno ricco di reperti, si raggiungono le catacombe di cui rimangono solo due sale tra loro comunicanti, la cripta principale ove sono visibili entro gli orgosoli bassi e profondi sarcofagi in terracotta e in pietra, tra le due sale una grande ara in laterizio. Di particolare pregio è però la cosiddetta  grotta dell'Angelo, dall'affresco che la decora, posta a quota superiore. Il complesso catacombale insieme con la basilica, fu scavato forse utilizzando le strutture dell'ipogeo gentilizio di una villa romana, ed è stato identificato con la catacomba di Abellinum, centro del cristianesimo primitivo e sede della cattedra vescovile prima che questa si trasferisse nel centro urbano ad Atripalda (catacombe di Sant'Ippolista) e poi, nel IX secolo, nell'attuale sede del duomo di Avellino. Per i suoi caratteri la catacomba è stata paragonata a quella napoletana di San Gennaro. Riferimenti alla chiesa di Santa Sofia a Benevento sono stati spesso fatti per l'aula basilicale.

RACCONTO (autore Battaglino Ida)

 

Mia madre mi raccontava che sua era solita parlarle di un fatto accaduto (?) in tempi lontani nel nostro paese che riguardava la Madonna Annunziata. Dicevano che ai piedi di Santa Almazita (che oggi viene indicata come la Vergine Orante) era sepolto un grande tesoro, che poteva essere preso da chi avesse ucciso un bimbo innocente. C’era una donna che aspettava un bambino, suo marito non riusciva a trovare lavoro e perciò la famiglia viveva di stenti. Nacque il bambino e il padre, non riuscendo a dargli il necessario, cominciò a pensare a quel tesoro nascosto ai piedi della Santa. Mentre la moglie dormiva con il bimbo accanto, senza far rumore, lo prese e si diresse velocemente verso la chiesa con l’intento di sacrificarlo. La moglie, però, si svegliò e, non trovando il bambino, intuì l’intenzione del marito, in camicia da notte cominciò a correre e intanto pregava: “Madonna mia, Madonna mia aiutami”. All’improvviso, con l’intervento della Madonna, la donna si ritrovò a letto con il figlio sano e salvo, mentre il marito era in siepe di spini che lo stringevano e non gli davano la possibilità di liberarsi.

 

Le Scapillate (autore Battaglino Ida)

Erano donne che si recavano all’Annunziata per chiedere grazie e miracoli alla Madonna. Andavano scalze, con i capelli sciolti e per la strada piangevano e pregavano soprattutto per la guarigione di persone ammalate. Quando le cure del medico non riuscivano a guarire un ammalato dicevano i parenti “Chiamiamo le scapillate, solo la Madonna può farci il miracolo2.

 

 

 

 

 

Canto degli Angeli.mp3
File audio MP3 8.1 MB

 

Saluto degli angeli

 

 

 

Sei madre, sei regina  d'una gloria rilucente

 

la possanza tua divina rende il nome tuo potente.

 

 

 

Scende l'Angelo giù dal cielo  risplendente al par di stelle

 

di Maria la Verginella  l'umil tetto a visitar.

 

 

 

Sei Madre, sei regina  d'una gloria rilucente

 

la possanza tua divina rende il nome tuo potente.

 

 

 

Sei rosa senza spine sei colomba tutta pura

 

e nessuna creatura è più bella, più bella di Te.

 

 

 

o Maria S.S. Annunziata Tu proteggi tu sostieni

 

e Prata tu mantieni sempre illeso in ogni età.

 

 

 

BENEDIZIONE

 

 

 

O Maria Santissima Annunziata promuovi la rinascita cristiana della nostra Italia

 

e proteggi i tuoi figli d'ovunque essi si trovano.

 

O Maria SS. Annunziata Benedici il nostro Pastore;

 

il clero e tutta la popolazione che si stringe devota e commossa intorno a Te.

 

 

 

 

 

VOLO DEGLI ANGELI

Dalla tesi di laurea del prof. Tommaso Ripa

 

 

Ogni anno, la domenica in Albis, ricorrono i solenni festeggiamenti in onore dell’Annunziata. La festa è in modo particolare cara al cuore dei Pratesi che, pur da lontano, contribuiscono alla sua buona riuscita e con nostalgia ricordano l’avvenimento. Essa consta di un solenne triduo. Il sabato sera, esposta la Madonna nel piazzale antistante alla Basilica, si dà inizio ad una bella sacra rappresentazione. Due fanciulle, vestite da angeli e sospese in alto ad una fune, come per miracolo, cantano il saluto dell’Ave, accompagnate da un metodico ritmo. La folla numerosa assiste in silenzio, come ad un celestiale evento, stretta commossa attorno alla Statua, mentre qua e là per le circostanti colline, gruppi di persone ascoltano  dall’alto l’Annunciazione. La sagra paesana si tramanda da secoli e la gente viene dai vicini e dai lontani paesi, come per assistere al ripetersi di un miracolo. Essa risale probabilmente al Medioevo, al tempo della fioritura del mistici quando si sentì il bisogno di rappresentare in plastico i sacri misteri. Sappiamo che una viva fede animava le sacre rappresentazioni semplici e spontanee e amabilmente candide. Esse nascono spontaneamente dal popolo, dall’abbandono della libera immaginazione e del sentimento. Terminato il canto degli Angeli annunciatori, una lunghissima processione si muove lentamente, tracciando con la luce delle candele, una scia luminosa. Il luccichio che si intensifica nell’ombra della sera, suscita un mistico sentimento. Il giorno dopo, domenica in Albis, la sacra rappresentazione si ripete più solennemente nel piazzale gremito di folla e di bancarelle. Al tradizionale 2volo degli Angeli” seguono fuochi di artifizio in gran copia. La festa, svolgendosi in campagna, è ancora più caratteristica perché cade in un periodo in cui la primavera esulta per i campi.

Abbiamo voluto narrare in breve la tradizione folkloristica perché, in relazione con i dipinti analizzati, completa a darci un’idea dell’importanza della Basilica.

                                                 L'Annunziata

 

(dal libro “Quotidianità) Maestra Nunziatina Policino

 

 

- Nunziata mia, aiutami!
Così t'invocano

la donna

l'uomo

il giovane
di Prata

nell'ora della disgrazia
nel
l'ora del dolore.

Tu ascolti

 

doni il tuo aiuto
di mamma.

 

La donna

nel giorno della tua festa
si spoglia del suo oro

lo dona a Te

si scalza

e con un grosso cero

cantando le tue lodi, ti accompagna
per le strade del paese

piene di luci colorate.

 

Il paese

ti festeggia

gareggiando con fuochi d'artificio
v
estendoti di oro

mettendo ai tuoi piedi, bene in vista,
monete di gros
so taglio.

 

Tu, che sei la mamma tutta pura
guardi dolc
emente l'uomo

lo perdoni

gli sussurri piano piano:
- Figlio, non dimenticare

 

che sono l'umile serva del Signore
e che ho risposto con un si

alla sua chiamata.

 

Di' anche tu al Signore
ama la
sua parola
scolpiscila nel cuore
portala con te

e costruisci

il ponte della solidarietà
il ponte dell
'amicizia

il ponte della pace.

 

 

 

 

Festa dell'Annunziata

(dal libro “Quotidianità) Maestra Nunziatina Policino

 

 

"Volo" di angeli
l
unghe
interminabili file
di ceri accesi

canti dell'Ave Maria
piedi scalzi

cuori grondanti

di fede

di commozione
di
amore

di ringraziamenti
fuochi artificiali
co
lori nel cielo
p
aese illuminato:

è la festa dell'Annunziata.

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

 

                Mamma pratese

(dal libro “Quotidianità) Maestra Nunziatina Policino

 

 

Cosa fa

una mamma pratese?

Appena sa di attendere un figlio

nelle mani della Madonna Annunziata
lo mette
.

 

Col cuore tremante
a Lei aff
ida

 

ogni battito del cuore
ogni respiro

ogni minuto di vita

dell'esserino che giorno per giorno
nel suo grembo cresce
.

 

A Lei chiede

di preservarlo da mali sconosciuti
di farlo cre
scere sano

nel corpo

e nello spirito.

A Lei chiede di aiutarlo
nel mome
nto della nascita.

 

Il tempo passa
il bimbo nasce

la mamma, grata e felice
con un grosso cero

per ringraziare

all'Annunziata si reca

Bambina - angelo

              (dal libro “Quotidianità) Maestra Nunziatina Policino

 

 

Finalmente i miei piedi di bambina angelo toccano di nuovo terra!

Ma la testa no, è ancora per aria,
sospesa tra cielo e terra,

appesa al filo di acciaio teso tra la chiesa ed il grande pino antistante.

Tante emozioni agitano il mio cuore di bambina,
tanti pensieri affollano la mia mente, ora che il rito religioso si è concluso.

Troppa confusione dentro e intorno a me non mi aiuta a decifrarli,
non mi aiuta a capire perché piango e non smetto,

neanche ora che ho intercettato lo sguardo orgoglioso della mamma,
quello lucido e commosso delle sorelle.

Non so spiegare i perché di quel pianto che, improvviso, mi ha colta quando, con mano tremante,
ho "portato" il giglio alla Madonna.

Forse è per il sollievo di aver trovato il fiato

per cantare l'impegnativo e antico canto,
nonostante la pressione esercitata sui miei polmoni dal busto
con cui sono stata agganciata al
cavo che mi ha tirata su.

Forse è per la tensione,

forse per la responsabilità di essere stata anche io
la ''prescelta'':

tra le tante bambine del paese

mio è stato il privilegio di essere bambina - angelo
per un giorno.

O forse piango semplicemente perché la Madonna dell'Annunziata
ha toccato il mio giovane cuore

come ogni anno, in primavera,

tocca il cuore dei tanti fedeli che, "devoti e commossi",
si stringono attorno a Lei.

 

Annunziata Lanzillotta

LE FOTO

FOTO FESTA DELL'ANNUNZIATA 2016

FOTO FESTA DELL'ANNUNZIATA 2015

VOLO DEGLI ANGELI DOMENICA 12.04.2015

VOLO DEGLI ANGELI SABATO 11.04.2015

FOTO FESTA 2014

Foto Canto anno 2001

I VIDEO

19 aprile 2009 Prata P.U. Canto degli An
File audio MP3 8.1 MB

In questa sezione potete lasciare una vostra riflessione, racconto, poesia ecc..

Commenti: 4
  • #4

    linda de gisi (martedì, 29 aprile 2014 20:51)

    bravo luigi vedere queste foto per noi pratesi e commovente

  • #3

    Andrea Fabbo (sabato, 26 aprile 2014 16:15)

    Bravo Luigi..grande lavoro ! Ogni pratese in qualsiasi parte del mondo non potrà mai essere indifferente a queste immagini e avrà una parte del suo paese sempre con sé!
    Un abbraccio da tutti noi

  • #2

    Paolo Antonio D'Onofrio (mercoledì, 23 aprile 2014 15:39)

    Una miniera di bellezza bravo giggino congratulazioni.

  • #1

    Lucrezia D'Onofrio (lunedì, 21 aprile 2014 18:51)

    Complimenti per questo bel lavoro!!! Sicuramente chiunque ha un pò di sangue pratese nelle vene si emozionerà a scorrere tutte queste immagini e a vedere questi video!!! Tutto ciò è oggi tesoro di conoscenza per tutti e grande ricchezza per il futuro!!!
    Congratulazioni!!!